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Discussione |
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Marco Simeone
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Sardegna
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Inserito il - 05/03/2004 : 18:24:44
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| A fine mese andrà alla seconda approvazione in consiglio con la relativa discussione di tutte le osservazioni |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
272 Messaggi |
Inserito il - 20/03/2004 : 18:38:19
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Le osservazioni sono circa 130,sono in corso di istruzione,per essere discusse una per una in Consiglio Comunale. Stimiamo occorrenti ulteriori 30 giorni |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
272 Messaggi |
Inserito il - 10/05/2004 : 12:11:43
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| Il 22 maggio 2004 verrà riportato in Consiglio Comunale per la discussione delle osservazioni e l'approvazione definitiva |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
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Inserito il - 12/07/2004 : 16:15:56
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| Le bâton éduque l'indifférence ! |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
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Inserito il - 04/10/2004 : 15:30:25
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| Fatto. |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
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Inserito il - 05/11/2004 : 10:21:54
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Il PUC ha avuto il parere positivo del comitato tecnico regionale il 14 settembre,senza che venisse apportata nessuna modifica al piano presentato dal Comune di Carloforte ed all'unanimità. Sono stati richiesti il 23 settembre,chiarimenti ed integrazioni relativamente a: Consegna relazione geologica stagno pescetti (pronta dal maggio scorso) Eliminazione della dicitura PTP 14 (cassato dal Consiglio di Stato e conseguentemente decaduto) Indicazione cartografica delle aree archeologiche in conformità di quanto comunicato dal Comune alla competente sopraintendenza (nuove aree sottoposte a vincolo archeologico) Chiarimenti sulla zona C*F contraddizione tra cartografia e regolamento (errore trascrizione regolamento) Indicazione della cava di bricco Patella come zona omogenea D (la cava fintanto non verrà bonificata insiste in zona "D" industriale) Predisposizione cartografica delle osservazioni accolte " Il Comune di Carloforte sarà autorizzato alla pubblicazione del PUC sul Bollettino Ufficiale Regionale ai sensi e per gli effetti di cui all'art 20,8° comma della L.R: 45/89,a seguito della predisposizione delle integrazioni e modifiche richiesta,delle quali il Consiglio Comunale prenderà atto con apposita delibera"
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
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Inserito il - 05/10/2005 : 13:08:00
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| Il P.U.C. è vigente ed operativo dal 29 marzo 2005 |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
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Inserito il - 15/01/2006 : 10:42:35
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Nuova Sardegna 15 gennaio 2006 di Giuseppe Centore Aree turistiche, addio ai mattoni lungo la costa di Sant’Antioco Gianvalerio Sanna: «A Calasetta tremila case censite dall’Istat ma solo millecento abitate; che senso ha costruirne altre lungo la fascia costiera occidentale lontano dal paese?»
CAGLIARI. Addio alle zone F, e soprattutto stop agli insediamenti turistici, o comunque edilizi, lungo le coste. Il nuovo piano paesaggistico ridisegna il volto di una delle perle della Sardegna, l’isola di Sant’Antioco, che dovrà fermare, o rallentare, il suo potenziale di sviluppo abitativo, per diventare, secondo i programmi della Regione, il modello di un turismo intelligente, rispettoso della storia e dell’ambiente ma capace di produrre più ricchezza di quello attuale. Una sfida difficile, soprattutto perché tutti i comuni, anche quelli di seconda fila rispetto ai campioni della speculazione turistica, si erano adeguati all’equazione mattoni=ricchezza. «E invece quella storia è finita, e prima ce ne accorgiamo e meglio sarà per tutti. L’isola dei villaggi vacanze con gli animatori romani chiamati a coprire il boom di turisti per sessanta giorni non attirà più; con cifre minori si va in Marocco o in Grecia. Qui i turisti vogliono altro e sono disposti a venire solo se lo trovano. Cosa domandano? Una natura unica e incontaminata, e una vacanza tra la gente, i suoi suoni, le vie dei paesi, il rumore delle strade. L’isola di Sant’Antioco - ha detto l’assessore regionale all’urbanistica Gianvalerio Sanna - con la sua storia plurimillenaria, le sue peculiarità architettoniche, le bellezze del suo paesaggio, è un unico e vivo albergo diffuso. Le strutture ci sono già, non serve farne altre. E noi su questo tesoro vogliamo buttarci sopra altre migliaia di metri cubi di cemento senza criterio? Sarò chiaro, le zone F non sono state demonizzate, da nessuno, sono state solo cancellate, perché di esse, del concetto che le guida, non c’è più bisogno». Sanna è intervenuto alla seconda giornata dedicata al Sulcis-Iglesiente del ciclo di conferenze di copianificazione per la predisposizione del piano paesaggistico regionale. Ieri è toccato all’isola di Sant’Antioco, con il comune omonimo e con Calasetta, confrontarsi con la Regione. Ed è stato un confronto vivace, che ha fatto emergere le differenze tra i due centri, e le linee che la Regione intende tracciare per le due amministrazioni. «L’isola, come Carloforte e la Maddalena è un unicum, che però non può avere regole diverse da quelle del resto del territorio. Del resto l’isola presenta fenomeni di criticità ambientale, non propri ma indotti, che meritano attenzione». Giuseppe Biggio, coordinatore dell’ambito 6, illustra il territorio, «con un’isola-non-isola, con un mare interno da tutelare, un patrimonio, quello delle tonnare, che non ha valore solo economico, e un edificato veramente diffuso». Tocca poi a Elisabetta Manella, responsabile dell’assetto storico e culturale, ricordare le peculiarità dell’isola, «una delle più complesse e ricche aree del paese», ma è con l’intervento di Lucia Pittau, vicesindaco e assessore all’urbanistica di Sant’Antioco che il confronto entra nel vivo. «Noi abbiamo un puc già approvato e in parte attuato. Come le prenderete in considerazione? Secondo noi le sue prescrizioni sono più rigide delle vostre». «Vediamo se è più restrittivo - replica Sanna - ma in ogni caso chi ha adottato i puc alla luce dei vecchi piani paesistici si troverà ad affrontare modifiche di poco conto. In ogni caso tutti gli strumenti urbanistici dovranno adeguarsi al nuovo piano. I piani di risanamento, cioè le zonizzazioni che amministrano l’abusivismo, spariranno». «Le differenze sono evidenti tra Calasetta e Sant’Antioco - aggiunge Paola Cannas, cordinatrice dell’ufficio del piamo e direttore generale della pianificazione urbanistica della Regione - quest’ultima ha riconosciuto la naturalità del suo territorio e lo ha previsto nel puc, la prima no. La lettura della nostra classificazione - aggiunge Cannas rispondendo a una osservazione del responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Sant’Antioco - sarà la base per l’aggiornamento del vostro puc». «La prospettiva e il limite di sviluppo urbano non può che essere la viabilità esterna all’abitato - precisa Gianvalerio Sanna - ma non possiamo parcellizzare le zone di un’isola, assegnando a ciascuna di loro un valore distinto dal territorio vicino. La logica che vale anche a Sant’Antioco è che la prevalenza delle componenti insistenti di un ambito nel definisce la qualità, e quindi i parametri; solo dopo si individuano le azioni possibili. Volete un esempio? Le zone F a Calasetta, quelle previste a ovest dell’isola, qualche chilometro a sud rispetto al paese, è meglio dimenticarle. È un piccolo pezzo di città costiera che cade, per fortuna, e lo sviluppo costiero in un’isola piccola non ha ragion d’essere. Mi accusate di essere reazionario? Ecco i numeri. A Calasetta ci sono 3000 abitazioni ma solo 1100 sono occupate dai residenti. Vogliamo confrontarci con questo dato Istat? Oggi questi volumi creano vuoti inospitali e improduttivi. Vogliamo aggiungerne altri? L’isola è il luogo migliore per far partire da subito il concetto di albergo diffuso, vera arma in più per attrarre turisti. Il paese non deve svilupparsi lungo la costa, ma deve armonizzare le aree adiacenti al centro storico. Le residenze ci sono già, sono le case vuote tutto l’anno. Nella finanziaria ci sono 80 milioni di euro per finanziare il recupero dei centri storici dei piccoli comuni. Siccome sono in parte fondi comunitari, queste somme pprevedono rigore nella spesa e progettualità definite. Tocca a voi dimostrare di essere in grado di saperlo fare». Se Calasetta può dire addio alle sue zone F, Sant’Antioco si pone tre domande: il futuro delle cave abbandonate, i servizi per aree lontane dal centro abitato ma dove ci sono residenti stanziali, come Maladroxa (dove risiede anche il primo cittadino), e il futuro dei piccoli appezzamenti agricoli. Lo ricorda Raffaele De Matteis, presidente della Cantina sociale, e dirigente dell’ufficio tecnico comunale. «Ma è possibile che il pensiero unico di quei comuni che dispongono di cave abbandonate sia quello di costruirci sopra alberghi? Non lo escluderei a priori, ma vediamo se il contesto lo prevede - replica Sanna - dopo aver ripristinato chiaramente l’area e individuato quale è l’idea più forte. Per quanto riguarda i vigneti, questi sono già ora un valore naturalistico ambientale importante; certo non sono possibili residenze nelle campagne sotto la denominazione di deposito attrezzi o appoggio al lavoro. Le regole devono essere chiare per tutti; furberie e falsità non sono più ammesse. Se si vuole realizzare una abitazione o un insediamento lo si dica chiaramente, e se rientra nelle norme e nelle regole, il via libera è certo. Però il tempo dei sotterfugi e delle falsità striscianti è finito». Domani il ciclo di conferenze prosegue con una sessione dedicata solo a Carloforte.
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Exil
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Inserito il - 15/01/2006 : 13:28:11
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Ciao a tutti, allego un articolo di Simone Repetto, pubblicato il 23.12.2005 sul quotidiano regionale "La Nuova Sardegna". Una domanda: Quali e quante sono le possibilità che ha il Comune di Carloforte di far valere le proprie scelte a scapito della legge Soru? Grazie per la rsposta. Carloforte, si restringono i margini di edificazione lungo la costa «Troppe limitazioni alle nostre scelte» Il limite previsto nelle isole minori salirà a 500 metri
Simone Repetto CARLOFORTE. Le possibilità costruttive nel territorio dell’Isola di San Pietro, si riducono sempre più. Dopo la recente approvazione del primo Piano Urbanistico Comunale, ad opera dell’amministrazione Simeone, lo scenario si arricchisce di due ulteriori novità, che arrivano quasi in contemporanea e che limitano ulteriormente le superfici su cui potere edificare. Provengono dalle indicazioni del Piano paesaggistico regionale costiero, approvato dalla giunta Soru, e le modifiche apportate al Puc, limitatamente alle zone H, da parte del consiglio comunale. In riferimento al piano regionale, spiccano due punti, sugli altri, che andrebbero a inficiare lo sviluppo turistico legato a nuovi insediamenti ricettivi, previsti nel Puc: il limite di inedificabilità costiero e la discriminante nelle zone agricole. Nel primo caso, si parlerebbe di una distanza minima dal mare di 500 metri, dove non poter costruire, mentre il neonato Puc, modulato sulla base dei vecchi Ptp regionali, ne prevede appena 150. Praticamente, significa limitare fortemente il mattone in quelle zone turistiche vicino al mare (vedi la parte sud orientale, nelle vicinanze delle spiagge), dove sarebbero già state abbozzate nuove volumetrie destinate alla ricettività turistica, che ricadrebbero dentro il mezzo chilometro suddetto. Per quanto riguarda le zone agricole, il Puc prevede le E2 ed E5, dove, per costruire, occorrono rispettivamente 1 e 3 ettari, mentre il Piano Paesaggistico ne indicherebbe almeno 5. Per le isole minori sarde, tuttavia, si terranno riunioni specifiche, per decifrare meglio le singole realtà, rientranti nella prassi concertativa, che prevede il deposito nei Comuni interessati, conferenze di copianificazione e la possibilità di formulare osservazioni, prima dell’approvazione definitiva. Ma, come nel caso del Puc, questo primo provvedimento comporta da subito l’applicazione delle norme di salvaguardia, a tutela di quanto finora deciso. In ambito comunale, invece, il consiglio ha adottato una variante al Puc, che nega nuova volumetria privata (per oltre 86 mila metri cubi) nelle zone H, quelle a tutela integrale, abbraccianti circa il 55 per cento del territorio isolano. Per i privati, saranno ammessi solo ristrutturazioni e piccoli interventi conservativi, mentre restano consentiti interventi pubblici regolamentati, considerando le rigorose direttive imposte dalla zona Sic (Sito di interesse comunitario), assegnata a Carloforte. Questo, per salvaguardare ulteriormente quelle aree di particolare interesse naturalistico e paesaggistico, quali il perimetro delle saline di Stato o quello dell’Oasi Lipu. In merito alle nuove scelte regionali, il sindaco Marco Simeone, interrogato in consiglio comunale sulla questione dall’opposizione Udc, ha così risposto: «I Piani Paesaggistici, sono stati predisposti da professionisti venuti da fuori Sardegna, che non conoscono e non comprendono le problematiche della nostra realtà. Noi, rivendichiamo il diritto delle autonomie locali di autodeterminarsi, come indicato nella riforma del titolo V della Costituzione. Abbiamo difeso il nostro Piano e tenute ferme le nostre posizioni già contro gli attacchi di Legambiente. Difenderemo, quindi, il Puc contro ogni intervento esterno, in quanto espressione delle nostre scelte». Un cordiale saluto a tutti i visitatori di www.carloforte.net |
Giancarlo Canavera -------------------------------------- Sito Web: www.isoladisanpietro.org E-mail: webmaster@isoladisanpietro.org -------------------------------------- |
Modificato da - Exil in data 15/01/2006 16:46:57 |
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Marco Simeone
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Sardegna
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Inserito il - 15/01/2006 : 16:48:25
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Come potrete leggere nella precedente risposta,domattina ci sarà l'incontro col Governatore. Bisogna aspettare. Saluti |
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Exil
Moderatore
Estero
41 Messaggi |
Inserito il - 15/01/2006 : 17:24:20
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Grazie Marco e grazie per tenerci al corrente sugli sviluppi di questo specifico punto. Saluti. |
Giancarlo Canavera -------------------------------------- Sito Web: www.isoladisanpietro.org E-mail: webmaster@isoladisanpietro.org -------------------------------------- |
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Marco Simeone
Moderatore
 
Sardegna
272 Messaggi |
Inserito il - 17/01/2006 : 17:28:52
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MARTEDÌ 17 GENNAIO 2006 › PRIMA PAGINA DELL'EDIZIONE CAGLIARI
Regione e malattia dello scoglio Il piano paesaggistico a confronto con le specificità locali Gianvalerio Sanna: «L’amministrazione regionale riprende il ruolo guida che le compete» Marco Simeone: «Decidere con i Comuni» FELICE TESTA
CAGLIARI. Non è cosa di poco conto conciliare un principio costituzionale con la «malattia dello scoglio», come i carlofortini chiamano il loro attaccamento al paese. Lo deve fare la Regione, provano a capire i Comuni. L’incontro sul piano paesaggistico regionale, di ieri, nell’ambito dell’isola di San Pietro, si è sviluppato tutto nella necessità da parte dell’amministrazione regionale di affermare un principio guida di programmazione del territorio, espresso dall’assessore regionale agli Enti locali e urbanistica, Gianvalerio Sanna. Per i Comuni, invece, lo ha dichiarato il sindaco di Carloforte, Marco Simeone, si tratta di trovare un equilibrio tra le norme generali imposte dal Piano e la specificità locale. La «rivoluzione del paesaggio», avviata dall’amministrazione regionale parte da un ripristino di gerarchie: «La Regione - spiega l’assessore Sanna - si riprende il ruolo che le compete: dettare gli indirizzi generali della tutela del paesaggio e ricondurre gli strumenti urbanistici come i Puc nel loro ambito originario. Il limite dei vecchi piani paesistici - spiega l’assessore - consisteva in gran parte nel rimandare a una disciplina urbanistica che, invece, da quelli doveva dipendere. Ora, il Puc si riappropria del suo ruolo di “piano dell’urbano”, mentre per quanto riguarda l’extraurbano, accoglie la pianificazione dello strumento disposto dalla Regione». Per l’assessore agli Enti locali, non si tratta di un esproprio di autonomia e sovranità ai Comuni, bensì di una svolta rispetto a modelli di sviluppo urbanistico che per decenni «si sono spesso fondati sulle frottole». Gianvalerio Sanna ricorda che «un gran numero di Comuni ha predisposto i piani urbanistici sulla previsione di un raddoppio della popolazione entro pochi anni, mentre, ora, la maggior parte deve affrontare lo spopolamento». Si tratta, secondo la Regione, di invertire la rotta e abbandonare alcune consuetudini politico amministrative che hanno fondato spesso il governo locale del territorio su quella che Gianvalerio Sanna definisce «la cultura dei lavori pubblici, sottoprodotto del sottosviluppo». Un peccato non veniale nell’amministrare le sorti di una comunità, tanto da suggerire all’assessore una citazione evangelica, per far capire che i tempi son cambiati: «Gli amministratori - dice - devono essere i seminatori che non raccolgono i frutti». Così come, parole di assessore, «non solo verrà riqualificato il paesaggio, ma sono stati anche riqualificati i Santi, per cui non conta più averne di personali in Paradiso. Non ci saranno Comuni più amici di altri, le amministrazioni dovranno armonizzare i Puc alle indicazioni contenute nel piano e saranno trattate tutte allo stesso modo». Condivide la linea, l’assessore provinciale all’Urbanistica Emanuele Cani, riconoscendo alla Regione la tempestività dell’elaborazione del piano, ma auspica «un maggiore coinvolgimento dei sindaci e della Provincia in decisioni cos delicate per tante piccole e grandi comunità». Convinto e d’accordo sui temi generali della tutela, sulle opportunità di non costruire seconde case e infliggere nuove cubature in zone di pregio e di rispetto, il sindaco di Carloforte, Marco Simeone, eprime, però, più di un dubbio in merito ad alcune linee, non secondarie, del piano. «Non vogliamo una Carloforte 2 - afferma il sindaco - ma abbiamo bisogno di scuole con aree verdi, di biblioteche spaziose e palestre, che non possono essere contenute nel cerchio del centro urbano. Per quanto riguarda il futuro di Carloforte - aggiunge Simeone - il paese non vive di pesca, ci sono solo trentasei barche armate, o di industria, vive di turismo e non potrà farlo senza alberghi. Non ci sono alternative, il centro storico non è adatto al modello di albergo diffuso, occorre aumentare i posti letto e la ricettività per garantire una stagione lunga. Tutto questo - assicura il sindaco - nel rispetto più assoluto del valore paesaggistico dell’isola che ha l’87 per cento del suo territorio vincolato e che punta a estendere a zona parco il 40 per cento dell’area esposta a Maestrale». Questioni sulle quali, il sindaco di Carloforte chiede tempi rapidi di confronto, non solo politico, ma sopratutto tecnico «per non dover aspettare sei mesi o un anno in merito alla compatibilità delle decisioni prese dal Comune». I tempi ci sono, così come sono già espresse le compatibilità, precisa l’assessore Sanna: «Le amministrazioni comunali avranno tre mesi per le obiezioni e per rivedere i Puc sulla base dei nuovi orientamenti. Il piano paesaggistico - sottolinea - non è suscettibile di intrepretazione, detta le regole alle quali bisogna attenersi».
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